L'Università strangolata - Lettera aperta ai deputati meridionali, dagli Atenei di Palermo, Catania e Messina

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L’Università strangolata

 Gentile Onorevole,

nelle prime settimane di ottobre sarà sottoposta alla Sua attenzione, in quanto componente della Camera dei Deputati, il DDL di Riforma dell’Università (ex DDL 1905, noto come “Riforma Gelmini”).

 Il testo licenziato dal Senato rischia di uccidere l’Università italiana, seppellendo i bisogni di alta formazione degli studenti e delle loro famiglie e frustrando i talenti dei giovani ricercatori e dei docenti impegnati a sostenere l’innovazione e la cultura del nostro paese.

 I professori, i ricercatori strutturati e precari, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti degli Atenei di Catania, Messina e Palermo, denunciano la totale assenza, nel DDL 1905, di una reale politica per l’Università, per il diritto allo studio e per la ricerca e ritengono in particolare errate e pericolose le seguenti scelte, soprattutto per la realtà del sistema universitario meridionale:

 -          L’assoluto strapotere dei professori ordinari, unici a gestire i concorsi di ogni genere e tipo, unici a cooptare la nuova figura – precaria – del ricercatore a tempo determinato, unici a poter essere eletti alla carica di Rettore

-          La totale cancellazione della autogestione democratica della vita delle universitates. Ciò si traduce nella figura del Super-rettore, nella presenza di non precisate figure manageriali in numero preoccupante (non meno di 3 su 11 componenti) nel Consiglio di Amministrazione, nella marginalità imposta al Senato Accademico (con funzione puramente consultiva) e nella cancellazione delle Facoltà in favore di Dipartimenti lontani dalla didattica e dalla vita concreta della comunità studentesca

-          La farsa dell’istituzione di un fondo per il diritto allo studio degli studenti meritevoli che non ha risorse né finanziamenti

-          La discriminazione dei ricercatori o professori aggregati, posti a esaurimento senza garanzia alcuna di avanzamento né un minimo riconoscimento del loro reale status giuridico

-          La totale assenza di una soluzione alla questione drammatica del precariato del personale docente non strutturato e del personale tecnico-amministrativo

-          La progressiva marginalizzazione del ruolo del professore associato che riveste invece una funzione nodale nel sistema-università

 Tali misure si uniscono, in una stretta  mortale, ad altre gravi politiche tacitamente poste in atto dal governo italiano, ovvero:

 -          Il taglio del 20% del Finanziamento dell’Università da qui al 2011. C’è da chiedersi: quale altra parte del sistema statale – Trasporti, Sanità, Giustizia – potrebbe reggere tale mannaia? Che senso ha aumentare le tasse universitarie, già da quest’anno, di quasi il 50%, con le famiglie in crisi e la sofferenza economica in atto, soprattutto al Sud?

-          L’applicazione troppo rigida della sia pur necessaria legge 270/2005, che prevede così - di fatto - l’introduzione del numero chiuso e la chiusura di molti corsi di laurea, con una riduzione del diritto allo studio in assoluta controtendenza rispetto agli altri paesi europei.

-          Il blocco del turn-over che espellerà una generazione di ricercatori precari dal sistema universitario

-          Il blocco degli scatti stipendiali di professori e ricercatori per tre anni

-          Il taglio del 50% dei contratti a tempo determinato - co.co.co, e affini - rispetto all’anno 2009

 Non sono queste le ricette che aspetta una Università come quella italiana, con il più basso investimento del PIL sulla ricerca (0,8% contro una media europea dell’1,4%), il peggiore rapporto docenti/studenti in Europa (1/30), il minor numero di laureati e la docenza più anziana del continente.

 Tali ricette condurranno inesorabilmente al crollo del sistema universitario nazionale, al rafforzamento dei consorzi di università “ricche” nelle aree avvantaggiate del paese, ed alla segregazione delle altre come “università-esamifici” o ancor peggio università “dismesse” (o “privatizzabili”) nelle altre aree, in particolare nel Mezzogiorno.

La chiusura dei corsi di laurea e la riduzione degli studenti a causa del numero chiuso e dell’aumento delle tasse produrranno un impoverimento delle “città del sapere” tanto al suo interno quanto nel rapporto col territorio e con l’indotto da essa prodotto.

 Noi componenti delle città del sapere La invitiamo a tutelare il territorio che Lei stesso rappresenta; un territorio che la riforma Gelmini marginalizza e penalizza. Se questo DDL diverrà legge dello Stato, e in questa forma, il Nostro territorio sarà quello che un tempo veniva chiamato “Terzomondo”. Il Terzomondo di domani.

 Come Lei saprà la Commissione Cultura della Camera ha impedito che si discutessero gli emendamenti, puntando ad una approvazione celere di un testo-fotocopia della versione già passata in Senato. Noi studenti, docenti e lavoratori – precari e strutturati – degli Atenei di Catania, Messina e Palermo chiediamo a tutti i nostri rappresentanti in Parlamento uno scatto di orgoglio, uno sforzo politico per emendare questo provvedimento; in particolare attraverso:

 1)       l’introduzione di una Governance realmente democratica che preveda una rappresentanza equilibrata di tutte le componenti universitarie;

2)      la definizione di un ruolo docente unico sia pur articolato in vari livelli;

3)      la promozione di reali opportunità di reclutamento dei ricercatori precari, anche attraverso l’introduzione di un contratto unico pre-ruolo che ne garantisca i diritti basilari;

4)      la promozione di una reale riforma del diritto allo studio, garantendo livelli di welfare studentesco omogenei sul territorio nazionale.

 Abbiamo inviato alla Sua segreteria politica delle proposte di emendamento che vanno in queste direzioni. La preghiamo di esaminarle e siamo pronti, in qualsiasi momento a illustrarLe il senso, costruttivo e responsabile, delle nostre richieste.

 Emendare il DDL in questi punti significa tutelare, nella misura del possibile, il sistema universitario, culturale e produttivo nazionale e al suo interno quello siciliano e meridionale. Perché senza ricerca non c’è innovazione; e senza innovazione – come ha ricordato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella sua lettera aperta ai ricercatori italiani - non c’è sviluppo possibile per la nostra terra.

 Chi sarà sordo a queste esigenze non potrà più dirsi, domani, a sostegno del rilancio del sistema economico del Sud d’Italia.

 Catania, Messina, Palermo, 04 Ottobre 2010

Coordinamento Unico d’Ateneo – Università di Catania

Ricercatori della Rete29Aprile dell’Università di Messina

Coordinamento d’Ateneo – Università di Palermo

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