Qui lo dico, qui lo nego...

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Categoria: Comunicati Stampa

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Martedì 5 luglio scorso una delegazione dei portavoce della Rete29Aprile ha incontrato il nuovo presidente della CRUI, prof. Marco Mancini. Oggetto dell’incontro, della durata di oltre un’ora, è stata la situazione dell’Università italiana nella fase attuale, caratterizzata soprattutto dalla lenta e faticosa entrata in vigore della nuova legge sull’Università (240/2010), dalla conseguente riscrittura degli statuti di tutti gli atenei e dalla fase di profonda incertezza nella quale l’Istituzione versa.

Ribadite le rispettive posizioni, diametralmente opposte, nei riguardi della riforma, emerse e consolidatesi durante la precedente presidenza della CRUI, la Rete29Aprile ha inteso sottoporre al nuovo Presidente una serie di gravi criticità, auspicando che, in questo nuovo corso, la CRUI, a differenza del passato, si dimostri in sintonia con i ricercatori e con la gran parte del mondo universitario. Abbiamo poi atteso un paio di giorni per osservare se il presidente della CRUI dava un seguito credibile a quanto affermato durante l’incontro, ma le affermazioni pronunciate durante l’incontro sono state regolarmente smentite o vanificate successivamente. Vediamo come.

La Rete29Aprile, che da più di un anno è protagonista della più compatta e coerente opposizione allo smantellamento del sistema pubblico dell’alta formazione, ha ricordato a Mancini, in particolare, l’inaccettabile situazione del precariato ad ogni livello all’interno delle Università italiane (ricerca, didattica e settore amministrativo): dai contratti di ricerca ai dottorati, dagli affidamenti esterni ai ritardi nell’avvio delle procedure di bando per le nuove posizioni di ricercatore, sono proprio i precari a subire l’impatto più negativo della riforma. La R29A aveva quindi chiesto al presidente della CRUI che le Università si impegnino a bandire appena possibile un ragguardevole numero di contratti per ricercatore a tempo determinato di tipo B (secondo il sistema della tenure track) evitando di utilizzare i contratti di tipo A al solo scopo di ottenere docenti a basso costo per coprire i corsi curriculari. Non c’è stato feedback da parte del Presidente. È stato poi ricordato l’attacco concentrico al diritto allo studio (tagli per le borse di studio, proposte di introduzione del prestito studentesco, riduzione progressiva dei servizi universitari, costante pressione verso un incremento delle tasse universitarie, attacco “multipartisan” al valore legale del diploma di laurea). A questo riguardo, la R29A ha chiesto a Mancini di prendere pubblicamente posizione sulla proposta, avanzata in Parlamento a prima firma di Pietro Ichino nell’ambito di una interrogazione, di un drastico incremento delle tasse universitarie (oltre 10.000 €/anno) congiuntamente a un sistema di prestiti per gli studenti meno abbienti, proprio allo scopo di permettergli di pagare tasse così elevate.

Per ora nulla è stato dichiarato su questa iniziativa da parte del presidente CRUI, né a favore, né contro. In compenso, contrariamente a quanto sostenuto con noi, Mancini ha rapidamente cambiato idea sul valore legale del titolo di studio con una svolta apertamente “liberista”: su Repubblica online di oggi dichiara che “Abrogare il valore legale potrebbe significare liberalizzare la formazione universitaria, lasciando che chiunque possa istituire una ‘università’ e che il mercato faccia da regolatore del valore, sostanziale e non formale, dei titoli rilasciati”. Sinceramente non capiamo i motivi di un così repentino cambio di rotta.

Sugli altri argomenti di discussione sollevati durante l’incontro ci sarebbe altro da dire: abbiamo sollecitato il presidente della CRUI a richiedere a tutti i suoi colleghi rettori una gestione trasparente, partecipata e democratica degli Atenei, facendo ricorso al principio della rappresentanza di tutte le componenti negli organi di governo. Gli abbiamo chiesto azioni forti e concrete atte a limitare nel tempo – come peraltro anche il Ministro, a parole, si era impegnato a fare – il danno costituito dal blocco degli scatti stipendiali, previsti per la categoria fino al 2014. Abbiamo sollevato lo spinoso problema dei molti ricercatori in attesa di prendere servizio, rischiando così di perdere alcune delle forze migliori, più specializzate e vocate all’internazionalità. Abbiamo infine ricordato che la Legge Gelmini stabilisce la retribuzione obbligatoria, lasciando agli atenei la decisione sull’entità del compenso, per i ricercatori che svolgono didattica, chiedendo al presidente CRUI di richiamare il Ministro a un suo preciso impegno: tale disposizione offrirebbe del resto alla CRUI l’opportunità di valutare precisamente e indiscutibilmente una delle molte voci che evidenziano il sottofinanziamento del sistema universitario italiano, e di chiederne conto ai ministri competenti.

Avremmo fatto meglio a spendere il nostro tempo in modo migliore: durante un suo successivo incontro con il ministro Gelmini il 6 luglio, nulla di quanto era stato da noi portato alla magnifica attenzione del presidente della CRUI è stato oggetto di discussione. Né la questione dei tagli stipendiali, né il problema dei ricercatori senza presa di servizio, né tantomeno la retribuzione dei ricercatori che pure il Ministro ha inserito nella “sua” legge.

In un passato non troppo remoto, per situazioni assai meno gravi di quella attuale, i Rettori giunsero a minacciare le proprie dimissioni in blocco, adesso invece l’atteggiamento della nuova presidenza CRUI sembra essere tarata sul “qui lo dico e qui lo nego”, tanto ci sarà sempre una sede in cui negare o dire avrà più valore. Evidentemente i ricercatori non godono di importanza per il presidente della CRUI, le loro legittime preoccupazioni non sono condivise: basta tacitarli con un buffetto e un sorrisetto, una stretta di mano e una caramella al tamarindo. Se stanno buoni anche con un bicchierino di rosolio. Basta che facciano i bravi.

Con la ripresa autunnale, il confronto non sarà più tra gli universitari e il Ministero, bensì direttamente con i responsabili che hanno gestito in prima persona l’implementazione della riforma. A loro verrà chiesto conto dei nuovi assetti statutari, a loro verrà imputato o riconosciuto lo scarso o ampio grado di apertura, democraticità e partecipazione che caratterizzerà i nuovi statuti. La R29A ha evidenziato come vi siano ancora stretti margini di tempo perché questi principi e valori irrinunciabili vengano applicati e garantiti. Se la CRUI sceglierà di affermare con intransigenza l’indifferibilità di un ingente investimento nella ricerca e nell’alta formazione; se si adeguerà al dettato normativo che prevede l’obbligatorietà della retribuzione aggiuntiva per i ricercatori; se prenderà l’impegno diretto per promuovere statuti democratici, partecipativi e trasparenti, potrà trovare qualche consenso anche da parte dei ricercatori.

Gli inizi della presidenza Mancini non sembrano affatto promettenti sotto questo profilo.

R29A

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