Basta ipocrisie per (pagare) gli interessi di pochi! Appello per la verità e per l’etica pubblica

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Categoria: Comunicati Stampa
Scritto da massimiliano tabusi

Basta ipocrisie per (pagare) gli interessi di pochi! Appello per la verità e per l’etica pubblica


In questi giorni si è fatto pressante il richiamo ad una "patriottica" solidarietà per salvare l'Italia dalla bancarotta. Nessuno può essere insensibile a temi così gravi, e anche le ricercatrici e i ricercatori universitari si mobiliteranno. E’ fondamentale tuttavia che tutti si chieda con la massima forza e il massimo rigore, che la politica tutta - e chiunque abbia responsabilità di gestione della cosa pubblica - la smetta di propalare falsità e operi conseguentemente, affinché possa cominciare immediatamente una stagione davvero nuova che metta al centro l'etica ed il bene pubblico.

Tornare nella realtà

Il Governo ammetta pubblicamente che questa non è affatto la prima volta che mette "le mani nelle tasche degli italiani". Lo ha già fatto in molti campi, e se ne sono già accorti moltissimi cittadini; questo va onestamente ammesso se si chiede un rinnovato impegno e si richiama alla responsabilità.

Il sistema universitario – ed è solo un esempio di ciò che conosciamo più da vicino – già dallo scorso anno si tiene in piedi solo in apparenza – nel quasi generalizzato silenzio mediatico – per i pesanti e autolesionisti tagli operati contemporaneamente sui fondi di ricerca e sulle retribuzioni di docenti e ricercatori, che hanno colpito soprattutto le persone più giovani. Si tratta di veri e propri "mutui forzosi" e vitalizi (!), che - secondo un calcolo non della Rete29Aprile ma del "Sole24Ore" - salassano fino a 200.000 € nell’arco della carriera un giovane ricercatore, il cui stipendio, già prima di questi tagli, era tra i più bassi d’Europa. E quanti sanno che, ancora quest'anno, come sempre nel pieno disinteresse (e spesso connivenza) degli stessi establishment che ieri come oggi governano il sistema e hanno ballato sul Titanic pieno di falle, sarà possibile avviare gli anni accademici solo grazie al volontariato delle ricercatrici e dei ricercatori? Grazie allo sfruttamento di decine di migliaia si precarie e precari? Grazie alla enorme tolleranza di studentesse e studenti, che, lezioni a parte, in molti casi hanno a disposizione servizi e strutture da paese incivile ma pagano tasse universitarie da paese evoluto e benestante?


Assumersi le responsabilità

Il decreto di risanamento appena approvato dal Consiglio dei Ministri continua a essere una manovra iniqua nella quale i più deboli pagano per gli errori degli altri. Un esempio per tutti: la previsione di trattenere arbitrariamente una parte dei salari (tali sono le tredicesime e i TFR, che non sono un extra ma solo una parte dello stipendio) dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Quanto alle tredicesime, tutti i dipendenti, indipendentemente dal reddito e dalle responsabilità saranno considerati per legge correi di chi le decisioni le ha prese davvero e delle amministrazioni che non rispettano i vincoli di bilancio. È un provvedimento palesemente incostituzionale volto ancora una volta a non far pagare i danni a chi li fa e che scarica ulteriormente il costo dei tagli governativi su chi li subisce senza possibilità di contraddittorio. Per di più, si tratta dell’ennesimo espediente per scaricare responsabilità di governo: si fissano obiettivi irraggiungibili per le amministrazioni al solo scopo di legittimare – facendola passare come una meritata punizione per chi non si è impegnato abbastanza – l’aggressione al reddito dei lavoratori. Questo sistema lo abbiamo già visto applicare all’Università, tacciate pubblicamente di bancarotta quando questa è provocata proprio (nella stragrande maggior parte dei casi) dalla riduzione progressiva e cinica dei finanziamenti centrali: una lenta eutanasia economico/mediatica tesa a screditare sistematicamente il ruolo dei servizi pubblici e di coloro che giornalmente, pur in condizioni disastrose del sistema, li garantiscono. Accettare questo principio apre la porta a storture anche peggiori grazie alle quali chi in questi anni ci ha portato al baratro continuerà a far pagare i propri errori agli altri. Non è più tollerabile la continua aggressione alla dignità del lavoro svolto ogni giorno, a favore della collettività, da milioni di italiane e italiani!


Non pagare gli interessi ai disonesti

Due anni fa, in piena crisi, il governo varò un provvedimento, lo scudo fiscale, per il quale dei disonesti evasori fiscali poterono, tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, riportare in Italia 100 miliardi di Euro nascosti allo Stato, versando un misero obolo del 5% in luogo del quasi 50% dovuto (con more e interessi - che i comuni mortali, è bene ricordarlo, pagano anche su una semplice multa - sarebbe stato ancora di più). Lo Stato ha incassato 5 miliardi, ma, contemporaneamente, questo grande afflusso di denaro privato, in parte messo "nel mattone", ha fatto incrementare i prezzi degli immobili e degli affitti, con duri effetti sulle parti più esposte della società. Inoltre, molti di questi capitali sono stati impegnati nell'acquisto di titoli di Stato, generando così un assurdo e inaccettabile paradosso: noi, tutti noi, dobbiamo rinunciare a diritti, welfare, servizi forniti dagli enti locali perché dobbiamo pagare gli interessi su soldi che sarebbero stati della Comunità e che ci sono stati sottratti (come da loro stessi ammesso) da pochi disonesti. Questo è semplicemente inaccettabile.

Come già avvenuto ad esempio coi nostri stipendi, lo Stato ha dimostrato di non avere la minima remora a cambiare le carte in tavola e modificare gli accordi già presi con gli onesti. Chiediamo dunque, per ottenere la necessaria credibilità sociale e vista l'assoluta gravità della situazione, che il governo inizi con l’assumere un semplicissimo provvedimento: richieda a quegli stessi auto-dichiaratisi disonesti almeno un ulteriore 35%, per un totale di 35 miliardi di €, da versarsi nei prossimi tre anni, rimodulando di conseguenza la manovra oggi oggetto di decreto. E se qualcuno obiettasse che in questo modo si perderebbe credibilità per possibili futuri condoni, ebbene questo sarebbe semmai un elemento in più a favore del provvedimento: uno Stato che si rispetti deve tagliarsi alle spalle i ponti che conducono a questo genere di scorciatoie e chiarire con i fatti che non saranno mai più praticate.

Questa pare la prima condizione per poter parlare seriamente di responsabilità da parte di tutti. Se non si procederà in questo modo, verrà dimostrato che questo governo (ma anche questa politica) non ha nessuna credibilità e nessun titolo per richiedere sacrifici alle persone oneste che hanno a cuore l'etica pubblica. In tal caso contrasteremo in ogni sede politica e civile – e siamo sicuri che non saremo soli – il paradosso di uno Stato che si auto-smantella e rinuncia a molte delle sue funzioni di tutela, consegnandosi ai disonesti, proprio quando dovrebbe servire le sue cittadine e i suoi cittadini più deboli.


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