Chi sta davvero uccidendo l'Università italiana

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Categoria: Comunicati Stampa

Promemoria ad uso di chi si astiene dalla VQR, ma anche dei colleghi rettori (che tristemente colpevolizzano)

In queste settimane si sta assistendo in molti atenei ad una crescente pressione da parte degli organi dirigenti, direttori e rettori, nei confronti di colleghi che, valutando un oltraggio alla dignità di chi lavora negli atenei la mancata risposta del ministro alle richieste di rifinanziamento del sistema della ricerca e dell'alta formazione, del diritto allo studio e del contrasto alla precarietà, oltre che in tema di recupero dei tagli salariali, hanno deciso di non collaborare alle procedure previste dalla VQR. Queste pressioni, tendono a fare scattare il solito "senso di colpa corporativo" e si basano sul supposto danno che l'ateneo ed il dipartimento riceverebbero dal non assecondare le richieste dell'Anvur. A questo riguardo è necessario ricordare alcuni dati di fatto che rendono tale motivazione oggettivamente insostenibile, oltre che contraria ai principi della governance universitaria. In particolare, si ricorda che:

  1. Il FFO è in costante diminuzione da 8 anni, con un drastico calo che non ha paragoni con altre amministrazioni pubbliche in Italia e pone il paese al di fuori dei sistemi economici sviluppati.
  2. Nello stesso periodo la qualità e quantità della ricerca prodotta dagli atenei italiani ha mantenuto i tradizionali livelli di eccellenza; un'eccellenza che, tenendo conto del bassissimo numero di ricercatori italiani, rende questi ultimi, in media, tra i maggiormente produttivi al mondo.
  3. I bilanci degli atenei sono mediamente migliorati a causa delle naturali dinamiche demografiche (moltissimi pensionamenti) associate ad un pesantissimo blocco del turn-over, ed all'esasperante lentezza ministeriale nello svolgere le procedure di sua competenza (ad es., ASN annuale ed a sportello bloccata da anni). Ovviamente questi fattori pesano in modo puramente casuale sugli atenei, punendo o premiando in funzione di variabili indipendenti da qualsiasi possibile azione di protesta.
  4. Una gran parte delle risorse disponibili per gli atenei è dovuta alla natura dell'istituzione nel suo contesto economico e geografico (ad es., politecnici in aree ad alta industrializzazione) ed alle tasse universitarie pagate dagli studenti, tra le più alte in Europa e molto differenziate tra gli atenei stessi. Di conseguenza, la variazione di FFO dovuto alla VQR ha importanza molto relativa rispetto a condizioni strutturali di crisi indipendenti dagli atenei.
  5. La riduzione massima del FFO dovuta alla quota premiale è stata limitata in passato al -2% da un anno all'altro; quindi, se tale clausola di salvaguardia verrà riutilizzata in futuro - come logica vorrebbe data la accertata debolezza strutturale della VQR - questo è il tetto massimo delle possibili perdite di un ateneo.
  6. La quota premiale è composta solo in parte dalla VQR. Dunque il mancato conferimento ha un effetto parziale e potenzialmente limitato sui bilanci degli atenei.
  7. La VQR è una procedura ampiamente screditata che impegna ingentissime risorse senza dare alcuna indicazione effettiva alle strutture. Ad esempio, non serve allo stimolo della collaborazione tra ricercatori e al recupero di soggetti a bassa produttività. Inoltre, le risorse stanziate in base alla VQR non vengono dedicate direttamente alla ricerca ma servono a tutte le necessità dei dipartimenti, in primis la didattica.
  8. Le stime sulle ipotetiche perdite economiche locali a causa della partecipazione alla protesta VQR appaiono spesso gonfiate per provocare "terrorismo psicologico", immaginate come se ci si astenesse solo nell'ateneo in cui vengono fatte circolare. In realtà, poiché è ben noto che la protesta è assai più diffusa rispetto ai dati ufficiali, il triste e misero spettacolo che appare è che, anziché alzare la testa tutte assieme contrastando i veri tagli di sistema (oltre un miliardo di € in pochi anni), ciascuna sede speri di trarre profitto dalla protesta che c'è nelle altre.
  9. La dimensione del fenomeno del precariato (con una media d'età dei "giovani" RtD di oltre 40 anni...) non è in alcun modo collegabile alla VQR, e richiede immediata risposta nella abolizione della figura di RTD-A, con l'istituzione finalmente di un singolo ruolo di tenure track, e l'abolizione dei vincoli del turn-over per gli atenei con sufficienti risorse per un piano straordinario da 20.000 posti di ruolo in 4 anni, con un successivo iter a regime chiaro e stabile.
  10. I dottorati sono stati tenuti in piedi in questi anni da una pratica di fatto illegale: l'uso delle valutazioni individuali della VQR che è stato molte volte consentito dai docenti. Ma i pronunciamenti Anvur sono chiari; tale procedura è viziata nella forma e nella sostanza e dunque impugnabile anche nelle sedi legali.

In conseguenza di quanto succintamente richiamato sopra è evidente che il perdurare dello stato di crisi degli atenei italiani non sarà imputabile in alcun modo alla protesta attuale – democratica e motivata - o ad un'eventuale cancellazione della VQR. Una procedura i cui costi sono stati stimati tra 70 e 300 Mil€ (almeno per la precedente versione, mentre sono certamente più alti per quella attuale) e dunque superiori agli stanziamenti per la ricerca di base. Al contrario, la situazione di tragica crisi dell'Università dipende dal cronico disinteresse dei vertici politici e istituzionali che hanno ignorato per anni il deteriorarsi delle condizioni di un settore fondamentale per il tessuto economico e culturale di un paese civile.

I Rettori che premono per la conclusione della VQR, giustificandosi con la necessità di evitare punizioni mentono. O, se in buona fede, dimostrano di non conoscere lo stato del sistema di cui si propongono classe dirigente. Sarebbe invece necessario che dessero sostanza al loro ruolo di rappresentanza e si facessero promotori di una vera discussione su valutazione, finanziamenti e gestione degli atenei, facendosi portavoce del malessere presente negli atenei. Torniamo a chiedere che la Crui risponda alla proposta di piattaforma programmatica e politica per l'Università avanzata dalla Rete29aprile e provi, se può, a rispondere alle 15 domande sulla Vqr che R29A ha diffuso negli atenei e che sono visibili al link www.rete29aprile.it.

Data la sordità dei vertici degli atenei alle richieste provenienti dalla comunità di cui pure sono espressione, e considerando il disinteresse del mondo politico che ignora completamente la struttura portante della ricerca nazionale preferendo esprimersi per slogan populistici e dedicando risorse a progetti improvvisati con soggetti dalla credibilità nulla, si giunge alle seguenti conclusioni:

Si chiedono le dimissioni del Ministro (già Rettore di una Università a statuto speciale) e dei Sottosegretari, che hanno ampiamente dimostrato di ignorare qualsiasi aspetto del mondo universitario e non hanno mai prodotto un singolo contributo alla soluzione dei suoi molti problemi. Per sostenere questa richiesta R29A promuoverà nelle prossime settimane una raccolta nazionale di firme tra docenti, figure della cultura e cittadini.
Ci si propone di valutare con le altre organizzazioni e movimenti del mondo universitario la possibilità di promuovere l'astensione da ogni compito non espressamente dovuto per legge (con particolare riferimento all'iperbolico quanto inutile carico burocratico imposto dall'ANVUR), oltre a tutte le possibili azioni legali per invalidare la VQR ed i suoi effetti, dati i numerosi vizi formali e sostanziali del processo stesso di valutazione.

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