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Contro il Sovranismo al MIUR

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combo-libro-kFvC-U434501096499514F0-1224x916Corriere-Web-Sezioni-593x443La formazione del nuovo governo aveva fatto sperare in una netta inversione delle politiche che con continuità sono state perseguite negli ultimi dieci  anni da tutti i governi nei confronti della ricerca e dell’università: taglio dei fondi, aumento della burocrazia, svilimento e precarizzazione della funzione di ricercatore e docente universitario. Qualche perplessità era già sorta nel mondo accademico a inizio settembre, quando il giornalista Dino Giarrusso delle “Iene” era stato indicato dal viceministro Fioramonti per dirigere un “osservatorio sui concorsi universitari”. La speranza del cambiamento è destinata a svanire definitivamente con la notizia della imminente nomina del prof. Giuseppe Valditara a responsabile del Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR, posizione di enorme potere nella gestione quotidiana ed indirizzo strategico dell’intero comparto della ricerca. Tale nomina non solo sancirebbe la continuità di questo governo con una delle stagioni più sciagurate per l’Università italiana in età repubblicana iniziata con  l’approvazione della legge 240/2010 (“Legge Gelmini”) della quale proprio il prof. Valditara fu tra i principali estensori. In aggiunta inserirebbe un soggetto apertamente ostile ai principi fondamentali della ricerca pubblica in una posizione vitale per il funzionamento e l’indirizzo degli istituti di ricerca del paese, richiamando periodi ancora più oscuri in cui l’accademia italiana venne piegata agli obiettivi di una ideologia abbietta.

Il prof. Valditara è stato uno strenuo sostenitore della riforma universitaria del 2010 varata nonostante l’opposizione di ampia parte  del mondo universitario italiano. Una riforma che ha destrutturato il sistema universitario, incrementato il potere gerarchico dei professori ordinari, trasformato i rettori in monarchi e ulteriormente precarizzato l’accesso ai ruoli universitari. Da quel momento tutti i governi hanno continuato a portare avanti provvedimenti di riduzione delle risorse per l’Università e la ricerca pubblica, accompagnata da attribuzioni selettive delle risorse residue  alle istituzioni dichiarate eccellenti mediante opache procedure di valutazione messe a punto dall’ANVUR. Il risultato è che l’Italia continua ad essere il fanalino di coda tra i paesi OCSE (dietro, ad esempio, di Cile, Colombia e Costa Rica) in termini di percentuale di cittadini laureati, tagliando alla radice non solo la possibilità per milioni di persone di avere accesso al benessere culturale e materiale potenzialmente disponibile, ma anche le speranze di formare le competenze necessarie al paese per affrontare le sfide tecnologiche del futuro.

In aggiunta, a causa della riforma del 2010, l’attuale preminenza  italiana nel panorama scientifico internazionale, prodotta con il lavoro di ricercatori dotati di risorse molto inferiori a quelle disponibili ai colleghi di paesi più lungimiranti, è destinata ad esaurirsi per il mancato ricambio generazionale causato dal massiccio ricorso al precariato delle giovani leve di ricercatori, le cui energie devono essere spese in contratti e servizi di basso livello impedendo loro di sfruttare gli anni più produttivi della loro carriera.

Tutto questo è quanto il prof. Valditara ha voluto ed ottenuto, e sulle macerie prodotte dalla riforma da lui fortemente voluta e sostenuta potrà dirigere il potente Dipartimento dell’Università del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca, l’organo dal quale passano tutti gli atti di gestione ed indirizzamento degli atenei pubblici italiani.

Ma il prof. Valditara non è solo un nemico dell’Università Pubblica, Libera ed Aperta e al servizio di una società democratica e consapevole. E’ anche un dichiarato ed entusiasta sostenitore del “sovranismo”, confuso movimento ideologico che riunisce in diversi paesi fazioni estremiste dai contenuti ultra nazionalisti e spesso apertamente razzisti. Questa visione chiusa e oscurantista delle relazioni civili e politiche in Europa costituisce una violazione eclatante al  principio base della ricerca scientifica vista come sforzo collettivo i cui obiettivi di incremento continuo della conoscenza non possono conoscere frontiere o essere delimitati da differenze razziali, di religione o cittadinanza. Un governo che propone questa visione regressiva, oggettivamente orientata a far tornare l’Europa verso epoche buie che si speravano definitivamente seppellite dalla storia, deve incontrare una ferma opposizione da parte di tutto il mondo della ricerca.

La Rete29Aprile chiede la revoca della nomina del prof. Valditara e un immediato cambiamento della politica governativa su università e ricerca. In assenza di risposte positive, la comunità accademica si prepari ad una stagione di lotta contro l’ulteriore declino del l’Università italiana

Nomine al MIUR: Cambiamento o Continuità?

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L’attuale governo sostenuto dalla maggioranza M5S - Lega presenta molte caratteristiche inedite rispetto alla storia politica italiana ed è quindi difficile prevederne le intenzioni nei diversi ambiti di intervento. In particolare, il mondo accademico italiano finora non ha avuto molti indizi su quali saranno le politiche riguardo al sistema universitario. Nel “contratto di governo” siglato tra le due forze politiche i cenni riguardo all'università sono assai scarsi e molto generici, e non permettono di capire chiaramente la linea che il governo seguirà in questo settore strategico per lo sviluppo e il futuro del Paese. La nomina di un ministro di indicazione leghista, professionalmente legato al mondo della scuola, sembrava indicare che la seconda "anima" del MIUR (l’Università e la ricerca) sarebbe stata delegata al Movimento 5 Stelle; aspettativa confermata dalla nomina a sottosegretario di un docente universitario già candidato ministro durante le elezioni, il prof. Fioramonti.

 

Tuttavia, numerose indiscrezioni indicano come possibile la nomina del prof. Valditara quale Capo Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca, struttura ministeriale centrale del sistema universitario. Se tale nomina venisse confermata, lo scenario che sembrava essersi delineato verrebbe smentito dai fatti. Infatti, anche se può apparire un aspetto puramente tecnico-gestionale, la scelta di questo nome dà indicazioni chiarissime sulla direzione che il nuovo governo intende intraprendere.

 

Il professor Valditara è infatti un politico di lungo corso che dopo aver esordito con Alleanza Nazionale ed essere transitato per vari partiti del centrodestra viene presentato ora come un intellettuale vicino alla Lega di Salvini. A prescindere delle sue convinzioni politiche, quello che preoccupa sono le sue passate azioni riguardo la politica universitaria, che  forniscono indicazioni inequivocabili riguardo a quanto è lecito aspettarsi per il futuro. In qualità di senatore, infatti, il prof. Valditara fu uno dei principali architetti della legge 240/2010 che diede una accelerazione determinante alle politiche di destrutturazione e sottofinanziamento delle università negli ultimi anni. Lo abbiamo ben chiaro ricordando le interlocuzioni che ci hanno visto parte attiva. Ad esempio nel 2010 quando, nella sua figura di relatore di maggioranza del provvedimento che ha innescato la diffusa reazione di ricercatori e studenti, provammo a segnalare - purtroppo senza ottenere nessun ascolto - tutti i rischi che si sono poi puntualmente realizzati: precarietà eretta a sistema, fuga di cervelli, definanziamento, incremento del verticismo e molto altro; in poche parole, ciò che oggi tristemente evidente a tutti.

 

La sua scelta sarebbe quindi non solo la chiara indicazione che, nell'alleanza di governo, la Lega afferma la sua competenza sull'Università, ma soprattutto - e questo ci preoccupa di più - che intende farlo nel segno della peggiore continuità con le passate gestioni.

 

La Rete29Aprile, nata proprio in contrapposizione alla legge 240/2010 per promuovere lo sviluppo di un'Università Pubblica, Libera ed Aperta, non può che segnalare con grande preoccupazione la nomina del prof. Valditara. Se la linea politica che ha portato alla legge 240/2010 fosse confermata non potremo fare altro che prepararci a contrastare le politiche universitarie di questo governo che, invece del Cambiamento, mostrerebbe così di essere decisamente orientato a perseguire la via aperta dai ‘partiti tradizionali’ e a completare l'opera di distruzione del sistema universitario italiano.

Alternanza scuola-lavoro: per quale formazione?

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Incontro-dibattito, mercoledì 21 marzo 2018 alle ore 14.30 - aula 8
Facoltà di Scienze MFN dell'Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica, 1(*)


Interverranno:
Marta Fana
(economista – autrice di "Non è lavoro, è sfruttamento")
Sara Nigro
(studentessa – liceo Foscolo, Albano)
Renata Puleo
(ex-dirigente scolastica – gruppo NO Invalsi)
Amalia Vassallo
(studentessa – liceo Levi Civita, Roma)


A seguire dibattito aperto al contributo di chiunque voglia intervenire.
Scopo dell'incontro è dare voce alle diverse componenti della società coinvolte nel campo della formazione
in merito agli effetti che si cominciano a registrare dall'introduzione dell'Alternanza Scuola-Lavoro nella
scuola secondaria superiore, nonché sulle prospettive che questo strumento sembra configurare. Riteniamo
quindi indispensabile aprire un confronto su tale tematica, in cui anche la componente universitaria è
coinvolta e sulla cui funzione si interroga.
Rete29Aprile - Tor Vergata
(*)Mezzi di trasporto pubblico:da Anagnina Metro Linea A, da Grotte Celoni, dalla Metro Linea C: autobus 500,
046, 20. Da Centocelle, Alessandrino, Romanisti, Torre Maura: autobus 552

[NB modificato il 13-3-18 per alcune variazioni al programma]

 

Locandina

24 Novembre: per il riscatto dell'Università pubblica

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La Rete29Aprile sostiene la giornata di mobilitazione del 24 Novembre per il Riscatto dell'Università Pubblica, promossa in modo unitario da tutte le componenti presenti negli Atenei. Per maggiori informazioni cliccare sul banner che segue.

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Una analisi del CUN sui regolamenti ex art. 18 e 24 della 240/10

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Al link che segue si trova una interessante analisi comparativa, appena realizzata dal CUN, dei regolamenti redatti da vari atenei ex art. 18 e 24 c. 6, previsti dalla legge 240/10 per l'immissione nei ruoli di I e II fascia.

Molto interessante - benché non nuovo - il richiamo del Consiglio Nazionale alla proposta (che anche la Rete29Aprile storicamente avanza) di distinguere le procedure di reclutamento da quelle per la progressione di carriera.

CUN su Regolamenti ex art. 18 e 24 c.6 previsti dalla legge 240/10

Assemblea Nazionale

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insieme per il riscatto delluni pubblicaLa Rete29Aprile sostiene l'Assembla Nazionale degli studenti e lavoratori universitari per il riscatto dell'Università pubblica, che si terrà il 6 novembre a Torino.

L'Assemblea è indetta, sulla scia di una precedente Lettera aperta alla Ministra (ancora aperta alla firma), per "fare sintesi delle proposte di mobilitazione che stanno emergendo negli Atenei italiani e convergere su una grande azione di mobilitazione condivisa e nazionale."

Convocazione dell'Assemblea 

Convocazione della CRUI in qualità di "organo rappresentativo dei “datori di lavoro” dei docenti universitari" e risposta della Rete29Aprile

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Il 13 settembre 2017 la Rete29Aprile ha ricevuto, così come altre organizzazioni, una "convocazione" da parte della CRUI. La Conferenza dei Rettori, qualificandosi in modo piuttosto bizzarro e discutibile come ''organo rappresentativo dei "datori di lavoro" dei docenti universitari'', poneva come oggetto dell'incontro la "Regolamentazione [dell'] astensione collettiva dei docenti universitari". Mettendola sul piano dell'ironia, se la CRUI si definisce "organo rappresentativo dei "datori di lavoro" dei docenti universitari", osserviamo che, in base alla stessa logica, la Rete29Aprile può allora fregiarsi di essere un "organo rappresentativo dei "datori di lavoro" dei Rettori", giacché questi vengono eletti (anche) dai docenti.

Seriamente, come R29A ci sembra che l'astensione collettiva dei docenti non sia per nulla un problema urgente, mentre crediamo ci sarebbe stata (e ci sia) un'infinità di cose fondamentali da discutere. Dal precariato ormai selvaggio agli insufficienti investimenti in formazione e ricerca; dal diritto allo studio spesso calpestato alla crescente frammentazione delle condizioni di lavoro nelle Università e alle disparità con altri settori non contrattualizzati; dai fondi e alle dotazioni di ricerca all'ormai insopportabile deriva anvurian-burocratica che finisce per rendere irriconoscibile (e talora impraticabile) il nostro lavoro. E molte altre cose ancora. In questi sette anni, però, mai abbiamo visto la Conferenza dei Rettori preoccuparsi di discutere di problemi così rilevanti con le diverse componenti dell'Università. Dai comportamenti (e omissioni) della CRUI avevamo invece ampiamente colto che il magnifico insieme si auto-rappresentasse non come una organizzazione rappresentativa dell'intero sistema universitario ma come una "associazione datoriale". Abbiamo dunque fatto presenti questi ed altri aspetti in una prima risposta pubblica, che si può leggere qui.

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[aggiornamento] Ai tempi di padri e padroni: l’Università dopo la Gelmini

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Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, per il Rettore dell'Università di Roma Tor Vergata sarebbe stato chiesto il rinvio a giudizio nelle more di un procedimento di cui si è parlato in un precedente post (qui).

Di seguito riportiamo una fotografia dell'articolo, che appare nell'edizione del 9 giugno a pagina 11 (un click sull'immagine per ingrandire). 

novelli FQ 090617p11Esercitando la libertà di opinione che è propria di ogni cittadino, come Rete29Aprile torniamo a rivolgerci alla Ministra affinché valuti la sospensione del collega dalla funzione di Rettore, asupicando che lo stesso presenti le proprie dimissioni da questa carica.

 

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